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Municipio - Sorano
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LA FORTEZZA ORSINI
Le notizie certe che abbiamo sulla Fortezza Orsini risalgono al 1380, allepoca del conte Bertoldo Orsini, ma sembra già stata castello Aldobrandesco agli inizi del 1300; questo possiamo affermarlo grazie ad alcuni particolari architettonici e soprattutto alla planimetria della stessa Fortezza.
I lavori di costruzione furono diretti dallarchitetto del cardinale Albornoz, allievo di Gattapone da Gubbio, artefice della maestosa Rocca di Spoleto.Per la descrizione di questa poderosa opera di architettura medioevale e rinascimentale ci affidiamo alle parole del Niccolosi, acuto osservatore degli inizi del 900: "Sorano non ebbe altra importanza oltre quella militare e ad accrescerla ancora di più si valse della sua posizione topografica, naturalmente forte, come delle opere darte, accumulando intorno a sé le difese di ogni genere.Labitato quasi non si scorge, rannicchiato com è più in basso, a ridosso della fortezza Orsini, la quale tuttoggi mostra di sé solo quanto è necessario ad incutere rispetto da lontano e a sviluppare quanto più possibile il suo fronte di difesa.Attorno al pianoro la Lente gira tortuosa, isolando per tre lati il paese.Ne difende il lato accessibile la fortezza alta e bruna sullo scoglio, il tergo della quale era assicurato da opportuni fortilizi minori, stabiliti alla riva opposta del fiume, sul culmine di tre poggi, vere fortezze già per se stessi, che ancor nel nome conservano tuttora un ricordo dellantica missione gueresca: Castelvecchio, Castellaccio, Le Rocchette" .Sorano era quindi incluso in una cerchia di fortificazioni che lo rendeva un vero e proprio campo trincerato, validissimo per i tempi nei quali doveva servire.Pur di accrescere la propria sicurezza o forse soltanto per mania di abbellimenti guerreschi in carattere con laspetto esteriore, Sorano sentì il bisogno di trasformare in fortezza anche un enorme masso di tufo, isolato come una torre al centro del paese, coronandolo di un muricciolo di pietra ed elevandovi, nel punto più stretto e maggiormente scosceso, una torricella merlata a sostenere la campana comunale. Il "masso" era perfettamente inutile, o quasi, qualora fossero cadute le difese esterne, e talvolta dannoso alle case sottostanti per le frane, lultima delle quali nel 1801 travolse nel fiume buona parte del paese insieme alla chiesetta di S. Caterina che occupava il sommo.Lenorme sua mole non appare in tutta la sua imponenza dallesterno, poiché verso la campagna mosra soltanto i due bastioni angolari, la cortina che li unisce e il basso e massiccio torrione quadrato che sovrasta a cavaliere qustultima.Questo terrapieno rivestito dun paramento di pietrame, a filari regolari e a bozze squadrate, occupa tutta la larghezza della penisola e ne sparra materialment laccesso, così che le strade moderne per giunger al paese hanno dovuto aggirare lostacolo che si opponeva alla regolarità del loro tracciato rettilineo.Nel torrione centrale, sul quale un cupolino assai più moderno si eleva a foggia di belvedere, sapre la porta massiccia, dallarco incorniciato di bugne più chiare, troppo bassa in paragone alla mole che laccoglie, così che sembra ci si debba chinare per non urtarvi col capo.Attraversando il fossato lungo un ponte ex levatoio, saccede al cuiore della Fortezza.Al di sopra dellarco e della cordonatura robusta che corre lungo la cortina ed avvolge pure i bastioni laterali, bianchissima sul tono fulvo del pietrame, spicca unarme monumentale molto bella, nonostante la pomposità un po spagnolesca. E assai fine di lavoro, specie nei particolari decorativi, dove sono inquadrati i leoni Aldobrandeschi, le barre e le rose degli Orsini, sotto il cimiero carico delllorsacchiotto araldico.La targa che soggiace ci dice in bei caratteri lapidari che i lavori furono eseguiti nel 1552 per ordine di quel feroce e turbolento Niccolò IV Orsini il quale, nelle sue beghe continue col padre e con il fratello, dovette assai spesso rallegrarsi dellopera propria che gli permetteva di poter essere prepotente e violento con tutta sicurezza.Un vasto piazzale, sostenuto per due lati da muraglioni a picco, separa il baluardo avanzato da un ssecondo corpo di fabbrica assai più antico, con un torrione rotondo al centro, che costituì la prima Fortezza, prima delle aggiunte di NiccolòIV, e che conserva ancor molto del suo carattere feudale.In questo torrione cilindrico è posta una lapide, dove Niccolò IV Orsini sfoggia alteramente tutti i suoi titoli, qualificandosi conte di Pitigliano, Sovana e Nola. Inoltre ci fa notare che anche questa parte della Fortezza egli volse le sue cure durante i lavori del 1552, restaurandola e adattandola a nuovo ufficio per alloggiamento di truppe.Un secondo cortile, munito di portici, separa la costruzione dellabitazione castellana, alta sul paese sottostante, dalle rampe di scale assai ripide e robuste scarpe ricavate nel vivo della roccia e da cui ci si poteva isolare completamente sollevando i ponti e abbassando le saracinesche.Questa parte della Fortezza ha però un aspetto assai meno arcigno, piché le conferiscono carattere e dinità di Palazzo Comitale le molte finestre scolpite apetre nelle muraglie, la varietà dei ballatoi e degli archi supestiti, la pompa delle arme largamente profuse in ogni sua parte.Sostanzialmente questo fortilizio consta di tre parti distineç il Mastio, corrispondente alla primitiva costruzione e i due grandi Bastioni chiamati "Le Bozze" (di San Marco a levante e di S., Pietro a ponente) con i baluardi minori ed i quartieri di abitazione per la famiglia comitale, per il castellano e per i soldati. Suul bastione di levante sorgeva un mulino a vento per fabbricare la polvere da sparo, su quello di ponente ce nera uno analogo per macinare le granaglie. In un interrato ben protetto cerano il magazziono della polveere e del salnitro, la fonderria per cannoni ed archibugi, la "riservetta" delle minizioni, la cntina di viveri, la cella per i prigionieri e larmeria ben fornita.Accanto ai quartieri dalloggio cera la cappella con lannessa sacrestia e labitazione del cappellano.Presso il baluardo "del tettuccio" si apriva lorifizio di un pozzo comunicante con una vasta e profonda cisterna.I due ingressi della Fortezza, sia quello del ponte levatoio presso le cosiddette "trincere" che quello della parte più bassa (munito di una triplice serie di serrande ferrate), erano assolutamente inviolabili.Curante i lavori di restauro del 1968, sono venuti alla luce, sotto lintonaco di quello che doveva essere "lo studio" del conte Niccolò IV Orsini, due gruppi di affreschi. Essi sono stati eseguiti con una buona tecnica da un artista di scuola senese fra il 1580 e il 1585.Il primo di tali gruppi presenta i classici motivi floreali ed i caratteristici puttini che sostengono riquadri festonati da scene bacchiche. In un ampio riquadro sono dipinte le note gregoriane duna musica daccompagnamento alle parole di una cinquecentesca ballata dispirazione polizianesca, per alcuni, mentre per altri si tratterebbe dellinizio di una canzione ripotata nel Decamerone del Boccaccio.l secondo gruppo di affreschi è incorniciato da inquadrature geonetriche che racchiudono scene di carattere mitologico.
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