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San Quirico

Chiamato anticamente San Quirichino per distinguerlo da San Quirico d’Orcia, presenta a circa due chilometri dal centro abitato nella parte nord-ovest le notevoli rovine del castello medioevale di Vitozza. Questo castello di proprietà aldobrandesca, passò al Comune di Orvieto nel 1223 fino alla prima metà del ‘300 quando i signori di Vitozza,insieme ai Baschi di Montemerano e agli Aldobrandeschi di S. Fiora, si ribellarono al comune umbro. Ricondotto sotto l’autorità orvietana, passò poi ai Baschi e con la partenza dei signori di Vitozza per la Francia cadde sotto l’influenza degli Orsini. Conquistata dalla repubblica di Siena, con la pace del 1455 Vitozza ritornò a far parte della contea degli Orsini e ne seguì le sorti fino all’annessione allo Stato mediceo. Il primo edificio che si incontra percorrendo la strada che da San Quirico porta a Vitozza è la rocca,evidenziata da una serie di spesse murature in conci regolari di tufo ; questo tratto murario terminava in una porta a controllo della via di accesso i cui resti sono visibili da entrambi i lati del sentiero. A nord la rocca era protetta da un fossato oggi quasi invisibile per la vegetazione che lo ricopre. Dopo aver superato informi resti murari, probabilmente abitazioni medioevali, si incontra il rudere della "Chiesaccia". Si tratta di un edificio rettangolare con un campanile a vela, nelle cui murature si aprono una porta ad arco ribassato e delle strette finestre. Nella parete absidale è visibile l’innesto di una volta a botte. All’altezza della "Chiesaccia" sono visibili i resti di una porta che controllava la strada che corre parallela al costone. Sono visibili inoltre i ruderi di un edificio fortificato forse destinato alla difesa del lato nord del pianoro. Ma Vitozza è importante soprattutto per il suo insediamento rupestre, il più vasto e importante dell’Italia centrale, costituito da più di 200 grotte adibite fin da epoca medioevale ad abitazioni. Queste grotte, seppure di forme molto varie, si possono ricondurre a tre tipi fondamentali : un primo gruppo con aperture rettangolari con piante più o meno regolari ; tali grotte sono spesso disposte su più livelli collegati da scalette e da passaggi ; in questo caso i livelli superiori erano adibiti ad abitazioni e quelli inferiori al ricovero degli animali. Un secondo gruppo mostra una pianta quasi esattamente rettangolare con strutture destinate a chiaro uso animale. L ‘altro gruppo è caratterizzato da un’apertura ad arco, con pianta a settore circolare ; quest’ultimo gruppo di grotte mostra una maggiore rifinitura ; una delle parti probabilmente era destinata ad abitazione umana, mentre l’altra, più rotondeggiante e munita di mangiatoie, adibita a stalla. Fra le varie grotte ci sono alcuni colombari d’età romana, che durante il Medioevo erano presumibilmente destinati all’allevamento dei piccioni, pratica molto diffusa nel territorio di Sorano.

 

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