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LE VIE " CAVE "

 

Meritano una visita anche le tipiche "cave" di Sorano, quelle singolari vie lunghe, buie e strette, profondamente incassate nella roccia tufacea che dai Pianetti scendono a lambire le sponde del fiume Lente. La folta vegetazione che spontaneamente cresce alle sommità delle alte pareti ne occulta l’ ubicazione da qualunque parte si osservino. A percorrerle a piedi danno l’impressione di trovarsi dentro a viscere di un immenso serpente in movimento, tante sono le curve, ora strette ora ampie, che si presentano agli occhi. Il percorso, anche se molto tortuoso, non ha pendenze eccessive, mentre l’ altezza delle pareti raggiunge in certi casi anche venti metri. Per millenni hanno visto passare genti di ogni linguaggio e condizione sociale, fino a che il progresso, con le strade asfaltate, non le ha gettate nell’ abbandonno totale. Oggi soltanto qualche coraggioso turista si avventura, a suo rischio e pericolo, alla loro esplorazione ; sempre che si riesca a indovinare l’ ingresso dato che nemmeno un cartello ne indica l’ esistenza.

Cava Sono in molti ad affermare che originariamente le "cave" non erano altro che una specie di ruscelletti che portavano acqua al fiume Lente. Ma chi conosce bene questi posti, e ha indagato per anni sul passato, sostiene che immani precipizi, ben celati dalla vegetazione, orlano di continuo le profonde gole vallive, dove sarebbe quasi arduo, anche ai nostri giorni, costruire qualsiasi tipo di strada. Esse sono state scavate esclusivamente per farne "percorsi" ; all’inizio potevano essere soltanto semplici sentieri appena accennati sul terreno, che poi pastori e mandriani, conducendo i loro armenti ai fiumi sottostanti, resero più simili a classiche mulattiere. Con l’arrivo degli etruschi le cave, da umidi e scoscesi diverticoli, si trasformarono in strade di grande comunicazione.

Da abili ingegneri in idraulica essi resero efficenti le cave ; regolarono, uniformandola, la tendenza stradale ; allargarono i punti più stretti e provvidero a canalizzare le acque piovane, che impetuose vi scorrevano durante violenti temporali, cause maggiori dello continua erosione. Sistemate queste strade e rese percorribili ai carriaggi, il traffico comincioò a svolgersi tra Saturnia e Sovana da una parte, Statonia, Vulci, Chiusi e Velsena (Orvieto) dall’altra. Che queste "cave" di Sorano, per intenderci quelle di San Rocco, San Vanlentino e Case Rocchi, siano state "costruite" lo dimostra il fatto che, nonostante partano da zone distanti tra loro, sboccano assai vicine l’una all’altra alla triplice confluenza dei tre fiumi del Cercone, Castelsereno e Lente, nell’unico punto della valle piatto e assai spazioso, da cui si può accedere agevolmente a Sorano attraverso l’antica porta dei Merli o del Lente.Anche le vie cave cotribuivano, secondo molti studiosi, a rendere più difficile e pericoloso l’accesso ai nemici che volevano tentare di avvicinarsi in armi all’abitato. Nei punti di confluenza di queste "vie" nella stretta vallata del Lente, sorgevano poi vecchi mulini ad acqua a cui i contadini della zona conducevano gli asini carichi di grano da macinare. Insomma, anche le cave e i colombari dimostrano che la zona di Sorano è etrusca, pur mancando testimonianze più dirette. Sorano, come già descritto, dispone indubbiamente di un ricco patrimonio archelogico e monumentale. Non si possono inotre ignorare le rocche medioevali di Vitozza, Montorio, Montevitozzo e Castell’Ottieri, le chiese rurali di San Rocco su poggio omonimo e di Santa Maria dell’Aquila nelle vicinanze del cosiddetto "Bagno di Filetta" alle acque termali nonchè numerose e suggestive necropoli etrusco - romane. E’ senz’altro utile suggerire al visitatore un mini escursione turistica. Si può iniziare il viaggio ai colombari, ma è necessario andare sempre a piedi anche per poter osservare meglio il panorama pittoresco e suggestivo. Dopo il ponte sul Lente, lungo la strada per Sovana, ci si dirige verso la chiesa di San Rocco da dove si può ammirare uno scenario naturale forse fra i più belli e singolari d’Italia. Intorno si potranno visitare alcune tombe etrusche di varie epoche. Attraverso stradette antichissime che portano fino ai torrenti Cercone e Castelsereno, si arriva alla Rocca soranese. Si rientra quindi in paese, passando dalla singolare porta "dei Merli". E fra un continuo sali e scendi, la mini visita potrà dirsi conclusa, dopo aver naturalmente curiosato attentamente in ogni angolo del "magico paese d’Etruria". Nella sua quiete profonda, con i ricordi di un ricco passato, Sorano aspetta con fiducia il turista e l’amante dei tesori dell’arte antica, sicuro di non deluderlo. Un autentico ritorno al passato. Visitare questo singolare angolo della Toscana del sud più sconosciuta, ignorato dal grande turismo, sarà come fare un grande salto nel passato. Al tempo stesso potremo gustare ciò che la vita moderna e stressante delle città ci nega sempre di più.Un soggiorno, un week end, una gita in questo suggestivo luogo è il minimo che qualsiasi cronista potrebbe consigliare ai suoi lettori. E noi, che abbiamo avuto il piacere di girovagare ripetutamente per lungo e per largo in questo angolo di terra leggendaria, suggeriamo di farlo appena possibile.Sorano merita sicuramente l’attenzione del grande turismo, un’attenta escursione degli amanti dell’ arte e delle "cose" del passato.

 

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